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Il figlio non va a scuola: assolti i genitori
Inserito il 08 ottobre 2008 alle 14:43:00 da yanvy. IT - Adolescenti
Indirizzo sito : Educare


SINGOLARE SENTENZA DELLA CASSAZIONE "A patto che il rifiuto sia categorico, cosciente, assoluto, volontario"

Ragazzi all'uscita dalla scuola Rossella, nonostante i suoi 15 anni, frequentava ancora la seconda media dopo essere stata bocciata diverse volte. Un motivo di vergogna dal momento che, ogni volta che i genitori la accompagnavano, «si trovavava a disagio e rifiutava categoricamente di entrare a scuola», nonostante mamma e papą «facessero il possibile per condurcela». Ciononostante, il giudice di pace di Reggio Emilia, nel giugno 2005, aveva ritenuto i genitori della ragazzina colpevoli di inosservanza dell'obbligo dell'istruzione dei minori e li aveva condannati a 25 euro di ammenda ciascuno, sostenendo che il rifiuto della minore non era motivo sufficiente per scagionare la famiglia che aveva l'obbligo di vigilare sulla figlia. Contro la condanna, Francesco e Franceschina R. si sono rivolti con successo alla Cassazione. La Terza sezione penale ha accolto il ricorso in quanto «fondato», e ha sottolineato che i genitori «hanno eccepito l'esistenza di un 'giusto motivo' costituito dal fatto che la figlia, essendo stata respinta diverse volte e frequentando ancora la seconda media all'etą di quindici anni, si trovava a disagio e rifiutava categoricamente di entrare a scuola, nonostante che essi facessero il possibile per condurcela, accompagnarla a scuola e tentare di convincerla, anche minacciandola di ricorrere alle maniere forti». Ecco perchč, secondo il relatore Amedeo Franco, «il giudice di pace avrebbe dovuto accertare se veramente sussisteva un categorico rifiuto della ragazza di frequentare la scuola e se questo rifiuto» permaneva anche «dopo che i genitori avevano usato ogni argomento persuasivo ed ogni altro espediente educativo di cui sono capaci». Sarą ora il giudice di pace di Reggio Emilia, cui la Suprema Corte ha rinviato il caso, a verificare se il rifiuto della figlia per la scuola fosse davvero «categorico», in maniera tale da scagionare i genitori. Il sostituto procuratore della Cassazione, Francesco Salzano, aveva chiesto invece di confermare la condanna per i genitori. 2/10/2006 Fonte: La Stampa

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