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| Recensione a Mario Arturo IANNACCONE, Rivoluzione psichedelica. |
Recensione di Riccardo Garbini
Mario Arturo IANNACCONE, Rivoluzione psichedelica. La CIA, gli hippies, gli psichiatri e la rivoluzione culturale degli anni Sessanta, Milano, Sugarco Edizioni, 2008, pp. 397, € 25,00.
Questo libro costituisce il primo tentativo di ricostruzione storica degli inquietanti legami e dell’intreccio di interessi che caratterizzarono tutta una serie di esperimenti della CIA tra gli anni ’50-‘60 e il fenomeno culturale e sociale conosciuto come “il ’68”. L’opera si incentra sulle vicende di alcune figure chiave di quella “rivoluzione culturale” - Aldous Huxley, Alan Watts, Timothy Leary e Ken Kesey - i quali giocarono un ruolo fondamentale nel creare quell’aura mistica fra i giovani radicali e hippie, interessati fondamentalmente a ricercare sensazioni forti tramite l’assunzione di sostanze psicotrope che alterano la percezione sensoriale, denominate perciò anche “stupefacenti”. Tra queste sostanze l’LSD-25, ossia il composto dietilammide dell’Acido lisergico, occupa il posto d’onore in questa ricerca: prodotto di laboratorio ricavato da un piccolo fungo (ergot) infestante della segale per la prima volta nel 1938 a Zurigo per conto dell’industria farmaceutica Sandoz dal chimico Albert Hofmann, venne trascurato per cinque anni, quando nel 1943 il chimico scoprì accidentalmente la distorsione percettiva causata dall’assunzione di tale composto e interessò gli alti vertici della Sandoz; gli esperimenti seguenti portarono nel 1947 alla distribuzione sperimentale – non commerciale – del prodotto con il marchio Delysid. Le possibili applicazioni per lo studio della follia psicotica incuriosirono il mondo scientifico e nel 1952 si ebbe la prima applicazione in Inghilterra su pazienti dell’ospedale Malevern refrattari a qualsiasi terapia fino ad allora conosciuta. Parallelamente le proprietà del composto avevano cominciato ad attirare anche esponenti del mondo letterario, quali Ernst Jünger – si definiva uno “psiconauta” ed era già aduso alla mescalina – che nel 1951 l’aveva provata, e soprattutto Aldous Huxley, il celebre scrittore autore del Mondo nuovo (1932) e delle Porte della percezione (1954) che la proverà nel 1955. La biografia di quest’ultimo è ampiamente trattata nel saggio, e a ragione: Aldous, infatti, proveniente da una famiglia facoltosa e nota in Inghilterra, sin dalla sua infanzia resterà attratto dalla filosofia evoluzionistico-scientifica che lo indurrà a vedere nel controllo delle nascite e nell’eugenetica la panacea ai mali del’umanità (in posizione fortemente avversa dunque al Cattolicesimo), visione questa sempre condivisa con il fratello Julien, uno dei principali ispiratori nonché primo presidente dell’UNESCO (1954). Già da questo semplice dato biografico scaturiscono orizzonti nuovi e chiavi interpretative inaspettate, che gettano un fascio di luce novella sui reali principi ispiratori di questa organizzazione. Parallelamente, in modo puntuale viene descritto lo svolgimento dei progetti che la CIA dedicò allo studio e al controllo della mente, con fini manipolatori, dal momento della sua stessa costituzione (1947) fino alla fine degli anni ’60. Partito con motivazioni terapeutiche (la cura della schizofrenia), l’interesse dell’agenzia governativa assunse presto una direzione decisamente strategico-politico-militare (lo stesso termine “lavaggio del cervello”, brainwashing, è creazione dalla CIA all’inizio degli anni ’50), investendo anche il mondo delle sostanze stupefacenti, in molti casi favorendone la diffusione, quando non addirittura promuovendole. Dall’altra parte dell’oceano, il Tavistock Institute coltivava interessi paralleli inquadrabili nella famosa teoria del “salto di paradigma”. Questa teoria si trovò a fare da sponda all’agognato evolutionary leap (salto evolutivo) che secondo molti ambienti e movimenti dell’epoca (poi confluiti nelle attese new age dell’età dell’acquario) sarebbe stato destinato a segnare la storia dell’umanità. A centinaia risultano le personalità del mondo scientifico e culturale anglofono implicate nella serie di progetti pianificati dalle due agenzie summenzionate, a vari livelli di segretezza e di coinvolgimento. Tra i nomi che ricorrono, quelli di Ronald Laing, Carl Solomon, William Burroughs, Ronald Penrose, Carl Skinner, Oscar Janiger, Margaret Mead, Robert Graves, Ron Hubbard, Gregory Bateson, D. Ewen Cameron, Paul Mc Cartney, Donovan, David Salomon, Roman Polanskj, Bart Hughes, servono qui unicamente a suggerire il grado di complessità raggiunto dall’infiltrazione dei servizi segreti nelle vicende dei movimenti beat e hippie. Accanto a questo filone principale, mille rivoli arricchiscono di dati il saggio, contribuendo ad illuminare una parte – pur sempre piccola – dell’enorme ragnatela intessuta dagli interessi di organizzazioni e persone che trovavano il loro comun denominatore nelle esperienze sensoriali stupefacenti, i cosiddetti “viaggi” (trip). Scopriamo figure importanti di supporto a questo contesto come quella del banchiere (vice presidente della J. P. Morgan) Robert Gordon Wasson, appassionato micologo, cui si devono i primi reportage negli anni ’50 sull’assunzione della psylocibe in Messico con l’assistenza di una curandera (Maria Sabina); questi reportage genereranno una corrente di pensiero che toccherà il culmine con le opere di Carlos Castaneda dieci anni più tardi (la sua opera prima, A scuola dallo stregone, è del 1968). Interessante notare – come l’autore non manca di sottolineare – che i vari curanderos messicani rimarranno stupiti prima, contrariati poi, nel vedere la folla di gringos che assumevano queste sostanze non per gli scopi terapeutici previsti, quanto semplicemente per “conoscere Dio”, cosa assurda dal loro punto di vista in quanto Dio risultava già evidente di per sé. In tal modo, la motivazione di una gioventù americana che cercava nello “sballo” risposte alle più disparate esigenze costituì appunto un primo risultato del lavoro di propaganda, incessante e continuo, operato dagli enti citati sopra. L’indubbio merito di quest’opera e la grande messe di informazioni raccolta giustificano un impianto espositivo a volte non adeguatamente strutturato a fronte di un’indubbia capacità narrativa e scioltezza stilistica, con il risultato che il lettore può essere preso in un vortice di notizie e di dati smarrendo il filo logico della vicenda. Un grazie di cuore comunque all’autore per questa prima “delimitazione di campo”, a un buon grado di approssimazione. I perfezionamenti sull’argomento potranno sicuramente seguire, ma ora la strada è aperta. Piace concludere con una nota divertente: il racconto della nascita del termine “psichedelico” (pp. 54-55), ad opera di Humphry Osmond, dotato di una pessima grafia, durante uno scambio epistolare con il famoso scrittore Aldous Huxley, afflitto da problemi di vista, sembra dare vita - nella ricostruzione dello Iannaccone - a una sceneggiatura della dettatura della lettera di Totò a Peppino nella versione colta.
RICCARDO GARBINI |
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