| Recensione a Geni Valle, Odorabili figli (“Parole d’altro genere”), Roma, Edizioni Magi, 2008 |
Recensione di Riccardo Garbini
Il gioco di parole contenuto nel titolo, quasi una paronomasia poetica, lascia intuire il contenuto e in parte anche lo stile delle poesie contenute in questo agile volumetto, curato tipograficamente e nelle rifiniture estetiche. L’odorabilità - quasi adorabile - dei figli è il tema centrale della piccola raccolta di filastrocche che nel mondo dell’olfatto, altamente evocativo, trova la sua forma espressiva. L’autrice, neuropsichiatra infantile e psicoanalista, rivela la sua focalizzazione di questo tema a seguito dell’esperienza, personale e universale ad un tempo, della maternità. Nell’intervista curata da Elena Liotta posta in calce alle liriche (“Divagazioni tra gli odori”, pp. 87-89), ella ammette: “L’odore di mio figlio è diventato rappresentativo della novità assoluta, di tutto il nuovo che si andava dischiudendo perché ero una madre, perché lui era nuovo e l’avrei seguito nel nuovo. E poi gli odori, reali o immaginati, entrano nel corpo con l’aria che inali, “si depositano” in una memoria corporea, olfattiva, sempre rievocabili con la medesima intensità. Mi è sempre piaciuto pensarci come a momenti in cui si realizza nuovamente un contatto viscerale perduto.”. Significativo notare come la dimensione dell’olfatto, strettamente associata quella del gusto e oggi completamente trascurata da una cultura mediatica visiva e (solo in parte) auditiva, è tradizionalmente associata con la percezione del tempo; infatti, l’attenzione focalizzata sugli odori, risveglia ricordi sepolti, facendo a volte rivivere intensamente istanti, sensazioni e stati d’animo dei quali apparentemente non si aveva più cognizione. Elena Liotta giustamente mette l’accento sulle forme di reticenza e di vergogna intorno all’odore e all’uso dell’olfatto che caratterizzano i nostri tempi, con “una cultura dell’igiene che sta diventando ossessiva soprattutto quando riguarda i bambini.” (p. 89). Indicativo al riguardo appare il dato pedagogico che associa all’educazione dell’olfatto lo sviluppo della capacità estimativa, intesa come la facoltà di prevedere; entrambi poi concorrono a sviluppare la saggezza, che Aristotele (nell’Etica Nicomachea) definisce come la facoltà di calcolare esattamente i mezzi occorrenti alla realizzazione di un fine buono, e che Fioravanti chiama “intelletto operativo” (Pedagogia dello studio, p. 164). Passando ad illustrare i 28 ‘mini-poemi’ (ma sarebbe meglio chiamarli filastrocche) che compongono il libro, non si può fare a meno di notare come l’olfatto gioca un ruolo eminentemente evocativo per stati d’animo amplificati, nella complessa partita che si svolge tra madre e figlio, durante le fasi di accoglienza, sviluppo e separazione. In modo apparentemente paradossale, infatti, solo quattro filastrocche su ventotto hanno per oggetto gli odori dei cibi, mentre in quasi tutte le altre si gioca sul filo di una metafora che propone di volta in volta l’olfatto come mezzo di conoscenza (“Odori di piccola vita”), simbolo di stati d’animo (“Piccoli odori di separazione”), causa di sensazioni ed emozioni (“Dol-odori”, “Odori di stupore e magia”, “Odori delle nostre commozioni”). Stilisticamente, il ritmo vivace e sostenuto delle filastrocche è reso gradevole dagli artifizi retorici adoperati in gran quantità, tra i quali notiamo il calembour (“ma mi consola il piacere che provo / nell’annusare il tuo odore di nuovo”, p. 17) e quello basato sull’omofonìa (“Odore rosa”, p. 39), la paronomasia (“bavaglio inodore / si bagna d’odore”, p. 19), l’uso generoso di anafore (relative alle parole notte in “Odore di sonno”, p. 23; sonno in “Odore smarrito”, p. 33; fiocco in “Odore di neve”, p. 45), un raro esempio di ipàllage/enàllage (“ha odore verde che ha cancellato / profumo bianco del latte lasciato”, p. 29), una sineddoche divertente, in quanto coinvolgente (“sonno in ciabatte / sui sogni di latte”), metafore più spiccatamente poetiche (“è sonno che cuce / bottoni di luce”, p. 33) e altre più connesse con l’ambito olfattivo/gustativo (“pelle di latte fatta bollente”, p. 41; “la neve diventa / cotone di menta”, “mollica di neve / si mangia e si beve”, p. 45;), un’epéntesi (“Dol-odori”, p. 37) e allitterazioni varie (“fiocco che fiocca”, p. 45). In conclusione, un testo che può riportare la mente di molti genitori al sorriso, incoraggiare i neo-genitori e quantomeno incuriosire i genitori a venire.
– Riccardo Garbini – |
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